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Venerdì, 16 Ottobre 2020 21:36

Miano: «La realtà non cambia se non cambiamo noi»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
Francesco Miano - Filosofo della morale Francesco Miano - Filosofo della morale

A Sarezzo, nella bella chiesa parrocchiale di San Faustino e Giovita, si muove a suo agio, il prof. Francesco Miano, tra i più importanti filosofi della morale. Affronta il tema «Essere umani: coscienza e responsabilità», la migliore titolazione a rapprendere il senso completo di una scalata dei Filosofi lungo l'Oglio verso la vetta più alta della consapevolezza, dove si è chiamati a confessare l'operato della vita, quanto ti sei speso e come, verso gli altri e dunque verso te stesso, poiché tu, da solo, non esisti se non nella agorà fraterna del prossimo.

Coscienza e responsabilità sono le basi per la presidente del Festival, Francesca Nodari, per appoggiare, completamente, tutta la vena e lo spazio occupati da quell '«Essere Umani», titolo senza confini di questo quincucesimo viaggio della festa pensosa della filosofia in Lombardia, muovendo dalla nostra Brescia così cresciuta culturalmente, così avanzata e così ancora negletta.

La lezione del prof. Miano segna il punto di svolta del festival. E ricomincia a macinare il richiamo al senso etico e spirituale dell'esistenza, almeno se la persona ha deciso di viverla fuori dall'indifferenza e dell'egoismo crescenti come l'onda maligna del virus. Si è liberi nella scelta, si è schiavi nell'immobilismo come quel talento sepolto e ossidato nella terra dì Palestina. Una voce che chiama al bene.

Miano riprende Romano Guardini e sostiene una coscienza quale fenomeno originario avvertito nel proprio intimo, una voce che ci parla e significa voce che ci chiama a fare il bene. L'ascolto della voce interiore si rivela in un contatto con il mondo, una coscienza non intimista né sentimentalista, ma una coscienza morale che appartiene alla totalità delle persone, è cuore, «la coscienza - ripete Miano - come cuore, l'agente centrale del nostro spirito, della nostra morale, della nostra mente che ci avverte, di nuovo, a non restare inerti a contemplare se stessi, e invece riflette un'accoglienza di se stessi per passare all'azione, a fare il bene».

La realtà non cambia, dice Miano, se non cambiamo noi: mai come in questo periodo abbiamo sperimentato il passaggio che lega la coscienza alla responsabilità, la necessaria transizione per diventare liberi nel compiere le nostre azioni. «La responsabilità come categoria di azione nel privato e nel pubblico precisa il professore. Nell'enciclica "Fratelli Tutti", il Papa riscopre l'emergenza dell'uomo a fraternizzare perché risplenda nell'umanità l'energia indispensabile della fraternità».

Ritorna nel relatore, a più riprese, come nei suoi libri, la necessità di aprirsi alla trascendenza, come capacità di andare oltre se stesso, spezzando l'idolatria, l'egoismo politico: «Il singolo non può credere di essere una persona senza un'altra persona e non può pretendere di vivere senza alzare la testa su di sé. Se tutti gli esseri umani fossero liberi, allora daremmo ascolto alla coscienza a fare del bene. La nostra libertà personale è connessa alla libertà dell'altro, il nostro destino è tutt'uno con il destino dell'umanità»,

Nell'affascinante chiesa di Sarezzo dove ascoltano ammirati centoundici persone per le corrispondenti ed esatte centoundici prenotazioni (organizzazione magistrale del festival), il prof. Miano chiude con l'allusione interrogativa alla tradizione e alla novità cristiana del cambiamento e della persistenza dei valori irrinunciabili della pietà e della responsabilità. Si chiede e chiede: «Serviamo ancora il senso profetico dell'uomo nuovo? Siamo consapevoli che c'è ancora una vita nuova che ci aspetta? La differenza dei cristiani sta nella risposta, nel riaffermare il proprio sì, la certezza vissuta verso il cambiamento inteso come purificazione di sé, come liberazione per essere in coscienza responsabili del pensiero e delle azioni; e del mistero che li congiunge in una rivissuta confidenza con il trascendente».




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