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Mercoledì, 02 Ottobre 2019 16:41

«Io non andrò avanti, eppure assicuro che Lisbeth tornerà»

Scritto da Anita Loriana Ronchi - Giornale di Brescia
David Lagercrantz David Lagercrantz

«Millennium 6 è il mio ultimo libro della saga» ripete David Lagercrantz, ma dà una notizia sibillina

BRESCIA. «Questo è il gran finale, il mio ultimo libro della saga». L'annuncio, anzi la conferma, di non voler scrivere «altre puntate» della celebre epopea di Millennium, viene data al pubblico di Librixia da David Lagercrantz, «erede» e prosecutore di Stieg Larsson (scomparso nel 2004) nell'appassionante serie di romanzi gialli che hanno come protagonisti l'eccentrica Lisbeth Salander e il giornalista Mikael Blomqvist.

E, poi, un'altra notizia, un po' sibillina: «Anche se io non andrò avanti, vi posso assicurare che Lisbeth tornerà, è una persona troppo brava per morire» dichiara lo scrittore e giornalista svedese, personaggio tra l'altro di una simpatia travolgente. L'autore - il secondo per vendite mondiali, tradotto in una cinquantina di lingue - parla dell'ultimo volume della sua trilogia «La ragazza che doveva morire. Millennium 6» (Marsilio), intervistato da Antonio Massoletti: una caccia a parti invertite, dove si susseguono colpi di scena e scoperte genetiche; si rimanda alle vette dell'Everest e alla fabbrica di troll russa e la protagonista femminile, con il suo drago tatuato sulla schiena, ancora una volta ingaggia una lotta estrema con il male. Lisbeth è «una donna che odia gli uomini che odiano le donne». «Sono innamorato di lei - ammette candidamente lo scrittore -: è la vittima che ha rifiutato di essere vittima, un'icona che ha cambiato la trama dei gialli, dove le donne venivano stuprate o uccise, oppure avevano bisogno di un uomo per essere salvate. Lisbeth non ha bisogno di nessuno e si fa giustizia da sola. Amo gli outsider creativi e intelligenti. Quando una persona è così, la società cerca di schiacciarla, ma questi individui si rafforzano ancora di più».

E, infatti, Lisbeth è «intelligente come il matematico Alan Turing e forte quanto Ibrahimovic quando dava il meglio sul campo» commenta Lagercrantz, che a questi personaggi ha dedicato due biografie. Mentre Mikael Blomqvist «mi assomiglia sempre di più, tant'è che prima beveva whisky, che a me non piace e ora non lo beve più ma, come me, preferisce... il vino italiano».

Non dev'essere stato facile calcare le orme di un mostro sacro come Larsson. Il suo epigono confessa di avere avuto «una tremenda paura»: «Temevo che i critici si sarebbero scagliati contro di me e che i lettori mi potessero inseguire». Qualcosa di suo, però, ci ha messo, e non poco: a cominciare dal personaggio di Camilla, la sorella malvagia di Lisbeth, che fa la sua comparsa nel primo romanzo «Quello che non uccide. Millennium 4», e da una certa «rivisitazione» della figura della stessa giovane hacker, di cui traspaiono alcune debolezze.

La proposta di Del Bono. Alla fine, sul palco sale il sindaco Emilio Del Bono (essendo Librixia proposta da Comune e Confartigianato), che «strappa» allo scrittore una promessa: «Visto che i noir nord-europei sono così apprezzati da noi, perché non scrive invece un giallo ambientato in Italia, magari a Brescia?». «Sì, è un'ottima idea!» risponde con entusiasmo Lagercrantz. Chissà se ci penserà davvero...



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