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Martedì, 10 Settembre 2019 08:23

Silvia Vegetti Finzi - «Le maschere che portiamo ci aiutano ad essere ciò che potremmo»

Scritto da Francesca Nodari - Giornale di Brescia
La psicologa bresciana Silvia Vegetti Finzi è ospite sabato alle 18 in piazza Garibaldi a Sassuolo La psicologa bresciana Silvia Vegetti Finzi è ospite sabato alle 18 in piazza Garibaldi a Sassuolo

Tra gli ospiti più attesila psicologa Silvia Vegetti Finzi che sabato terrà una lectio magistralis

MODENA.V’è molta attesa per la diciannovesima edizione del Festival filosofia in programma dal 13 al 15 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo. Quasi 200 gli appuntamenti in cartellone fra lezioni magistrali, mostre e spettacoli, tutti dedicati al tema «persona».

In programma anche otto «menu filosofici» per ricordare Tullio Gregory, celebre storico della filosofia, accademico dei Lincei nonché componente autorevole del comitato scientifico della kermesse. Tra gli ospiti più attesi spicca Silvia Vegetti Finzi - bresciana doc, nota psicologa clinica e scrittrice - che interverrà sabato 14 settembre, alle ore 18, in piazza Garibaldi a Sassuolo, con una lectio magistralis dal titolo: «Le maschere della vita. L’arte di diventare se stessi».

Per l’occasione, l’abbiamo incontrata e abbiamo chiacchierato con lei.

Prof.ssa Silvia Vegetti Finzi, il titolo del suo intervento prende le mosse proprio dal significato etimologico di persona, che in latino indicala maschera e il cui corrispettivo greco, prosopon, fa segno a un termine che rinvia al significato arcaico avente a che fare col volto e l’immagine. «Diventa ciò che sei, avendolo appreso» ammoniva il poeta Pindaro... In che senso la costruzione di sé è un’arte?

Bellissima domanda, che va subito al centro della questione. Credo che la contrapposizione tra maschera e volto non vada intesa in senso statico e definitivo. Ma come continuo confronto e talora conflitto tra l’ideale dell’Io e l’Io, tra ciò che vorremmo essere e le nostre possibilità, le nostre risorse. La persona o meglio il «divenire persona», è una forma di compromesso mai definitivamente raggiunto tra le due parti. In conformità alla saggezza di Pindaro, penso che l’Ideale dell’Io sia «appreso», nel senso che condensa le proiezioni che riceviamo dagli altri, in primo luogo dalla madre. Ma ci accompagna per tutta la vita. Divenire una «bella persona» significa armonizzare l’Io ideale con l’Io reale, le aspettative altrui e i nostri desideri. L’importante è tener aperto il dialogo sintonizzando passato, presente e futuro.

Per usare un’altra locuzione della saggezza greca: «conosci te stesso» - massima iscritta sul frontone del tempio di Delfi - fino a che punto possiamo sostenere di poter pervenire a questa «scoperta», in quale età della vita e, in questo processo, che ruolo giocano i rapporti tra le generazioni?

Nella società dell’individualismo narcisistico la conoscenza di sé rischia di essere un’accettazione incondizionata della propria persona idealizzata. In realtà l’identità si realizza solo nella relazione con l’altro, nel riconoscimento reciproco, nel dialogo. Le generazioni precedenti ci condizionano e in modo tanto più pesante quanto meno lo riconosciamo. Le immagini dell’Angelo custode, ormai desuete, volevano rappresentare proprio la capacità degli ideali che abbiamo ricevuto con amore di orientare il cammino della nostra vita. Il bisogno di autonomia, coesteso alla vita, si fa particolarmente intenso nell’adolescenza con il rischio di cadere in due estremi: l’accondiscendenza e la ribellione. Solo riconoscendo, dice Winnicott, quantoa bbiamo ricevuto dalla madre nei primi tempi della vita, quando eravamo assolutamente dipendenti da un altro, potremo essere davvero liberi.

Per stare ai suoi celebri studi sull’identità femminile, che cosa significa e che cosa comporta oggi divenire donna e divenire madre?

Non è mai stato così difficile, non tanto per l’eterno conflitto tra madre e donna, quanto perl’impossibilità di conciliare famiglia e lavoro. La società ci chiede sempre di più in termini di disponibilità ed efficienza a scapito della vita interiore, della cura di sé e dell’altro. Nella logica del puro profitto, ciò che non può essere monetizzato è considerato una perdita di energie e di tempo. Avere successo significa ottenere visibilità e ricchezza, il resto non conta. Col rischio che le esperienze più importanti della vita - vivere in coppia, avere un figlio, procedere nella conoscenza di sé e del mondo, creare bellezza e legami sociali - svaniscano nell’indifferenza».



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