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Sabato, 20 Luglio 2019 01:46

CON MONS. PENNISI DENTRO IL CRISTIANESIMO VISSUTO DI DON PUGLISI

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
Monsignor Michele Pennisi a Villachiara Monsignor Michele Pennisi a Villachiara

Alla cascina Le Vittorie di Villachiara, di nuovo, sempre bello il Festival della filosofia, in una cornice regolarmente partecipata, in tanti di qua e di là dal tavolo della riflessione intorno al «Generare Bene».

Non tradisce il popolo itinerante guidato da Francesca Nodari e quasi da abbracciare l'arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, ospite d'onore, c'è la scorta dell'ammirazione e della stima per chi combatte le mafie con sguardo aperto e gesti coraggiosi. Lui rifiutò i funerali a un capo mafia, lui continua l'apostolato di Pino Puglisi assassinato, dice, «per quel suo educare i giovani sottraendoli al crimine organizzato», proclamato beato il 25 maggio 2013 a Palermo.

Il buon pastore viene da lontano, ridona l'energia di don Puglisi: «Portava i ragazzi in cattedrale e diceva che ognuno di loro costituiva un pezzo del mosaico. Ucciso in quanto sacerdote, santo e incorruttibile. La mafia si vergognò dell'assassinio, temette il sangue di cui si era macchiata e cercò di accreditare il movente della rapina. Scrissi subito al cardinale Pappalardo e denunciai la certezza del crimine mafioso. La mafia fu spaventata dall'educazione cristiana di don Puglisi per i giovani che reclutava, togliendo il predominio sui minori usati per i delitti e istruiti a stare dalla parte del malaffare». «Don Puglisi - prosegue l'alto prelato - sottraeva il potere e l'ostentazione alle cosche attuando il Vangelo. Fu insopportabile per i mafiosi che un sacerdote fosse più attraente nei confronti dei giovani».

I saluti e la gratitudine del prefetto Attilio Visconti, li porta il capo di gabinetto Stefano Simeone, esperto di antimafia e dunque portato ad andare oltre la semplice rappresentanza formale, illustrando l'importanza di colpire la mafia sul potere economico, nella sottrazione dei beni e nell'uso di essi. Vicino all'arcivescovo Pennisi, in prima fila ci sono il parroco di Villachiara, don Ettore Gorlani, il parroco di Orzinuovi, don Domenico Amidani, una folta rappresentanza di civicità villaclarense con il sindaco Bonfiglio, il vice Bertoletti, il già sindaco Riccardi che porta un saluto ragionato in apertura.

Del Consiglio comunale di Orzinuovi, brilla la sola presenza del consigliere Michele Scalvenzi già generoso e lucido assessore alla Cultura. «Servono comportamenti concreti e condivisi - riflette il consigliere regionale Gianantonio Girelli -, una testimonianza attiva e non ridotta al solo esercizio dell'osservare e dell'indicare. Generare bene vuol dire assumersi responsabilità».

Il sindaco di Barbariga, Giacomo Uccelli, racconta il processo educativo con Francesca Nodari, insieme nelle scuole; Maurizio Artale esprime una riflessione carica di vita e di azione, laggiù, tra i giovani del quartiere Brancaccio a Palermo e Salvo Ognibene ricerca la necessità di un impegno comune dello Stato e della chiesa. E lo Stato è lì, in prima fila, fino alla mezzanotte, riassumibile nella tensione carismatica del comandante dei Carabinieri di Verolanuova, Comitti Beré. E quando la notte entra nel giorno del martirio di Paolo Borsellino, suona l'inno d'Italia: tutti in piedi, tra le stelle della moralità di Kant e il cristianesimo vissuto di don Puglisi.



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