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Mercoledì, 04 Luglio 2018 18:57

Anna Foa: Narro un passato che non è solo la mia famiglia

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
Anna Foa - Barbariga Anna Foa - Barbariga

Prima che arrivi Francesca Nodari con Anna Foa, e prima che si riempia pienamente la piazza, accade questo ed è il contorno dell'evento, sempre: Vito Lussignoli mette le sedie - sarà pieno - il Giappone dalla tivù dei Mondiali pare funzionare, il sindaco se ne va via subito quando classifichi i casoncelli della zona.

Poi fa sul serio, il sindaco Giacomo Uccelli, dal palco: Il nostro è un piccolo paese, condividere sembra fuori moda. Abbiamo presentato un progetto rnicro-accoglienza Caritas per i profughi. Sette ragazzi stanno da noi e cinque hanno trovato lavoro. La Comunità Europea ha premiato il nostro progetto tra i dieci migliori d'Italia con Firenze, Brindisi, Lecce...

Che brutta parola "censimento", tanto più davanti ad Anna Foa. Che censimento hanno avuto gli ebrei come lei?». Applausi lunghi, Francesca Nodari rilancia: Siamo ammirati da Anna Foa, dal suo libro "La famiglia F". Aumenta la nostalgia per quei fari che si vanno spegnendo, Rav Laras, Paolo De Benedetti che ritornava nella notte a Torino dopo la lezione a Corzano...».

L'incontro. Francesca Nodaii presenta Anna Foa, tra le maggiori studiose delle condizioni femminili nella Shoah. Ricorda il 16 ottobre 1943, palazzo portico Ottavio, abitato da 100 persone, arrestati 19 bambini, 13 donne, 2 uomini, nessuno torna.

Anna Foa si rasserena e saluta il sindaco: «Se un progetto sui migranti è stato accolto cosi vuol dire che non è prevalente un pensiero cattivo circolante.. Ho deciso di riflettere un passato che non era solo la mia famiglia, era, per esempio, il mondo di "Lessico famigliare" di Natalia Ginzubrg, c'era la Torino ebraica, con Primo Levi, nostro cugino".

Il mio libro - dice - è un modo per raccontare la storia della sinistra italiana. Mio padre Vittorio, in prigione durante il fascismo, poi nella Costituente, dirigente pol itico, scrittore; mia madre ha capito che non funzionava: stalinismo, purghe, i miei genitori si separarono anche per ragioni politiche. La politica era passione, era la vita. L'etica su tutto».

Abitavano nel palazzo dei deputati, una cooperativa, altro che casta, l'etica era centrale, la politica era passione, una morale superiore, un innamoramento: c'erano Leone, Pertini Concetto Marchesi, Walter Audisio, si spettegolava su Pertini perché aveva fatto mettere le porte di mogano. «Mia madre - scrive Anna Foa - non era femminista, le bastava la nonna femminista... Lo zio era caduto nelle brigate internazionali in Spagna, zio Renzo era il nostro mito, fuggito a Parigi con i fratelli Rosselli, era anarchico... Non ci spiegarono mai perché furono i comunisti ad ucciderlo".

Luoghi. I luoghi nel libro:«Subito la Torino ebraica Natalia Ginzburg scrive di mie "era una bambina pretenziosa e sarcastica". La scrittrice e storica si chiede perché in famiglia non abbiano mai detto cosa fosse il comunismo... «Alla fine nessuno di noi rimase comunista....».

Anna Foa punta sui fraintendimenti, su quella prigione a Villa Tiiste a Milano sotto le torture della banda Koch. Propose uno scambio, si pensò a uno scambio di persone. «Mio padre Io rifiutò e sapeva che condannava mia madre e me che stavo nel suo grembo. Poi lessi in un suo libro che lo scambio non era tra persone, ma tra la cessazione delle attività partigiane a Milano e la nostra liberazione..

Anna Foa conclude: «Scrivevo di una storia che non c'era più. Ho capito che non si può resuscitare quel mondo. Si inventi qualcosa di nuovo. Mio padre, in carcere, parlava di "nostalgia del futuro".



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