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Giovedì, 21 Giugno 2018 17:02

Silvia Vegetti Finzi: «Nessuno nasce solo Incitare i giovani alla bellezza del futuro»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia
Silvia Vegetti Finzi a Villa Carcina Silvia Vegetti Finzi a Villa Carcina

«Negli anni '60 c'era una scarsa scientificità, ma circolava molta speranza Oggi potremmo rilanciare»

VILLA CARCINA. Nel parco di Villa Glisenti, a Villa Carcina, l'altra sera il Festival dei Filosofi lungo l'Oglio s'è aggiudicato l'ossigeno di ogni pianta, il respiro di tutti i fili d'erba e non ce n'era abbastanza. Pienone, vittoria, se è un parola che si usa in filosofia, vittoria per la squadra di Francesca Nodari, ammirabile per la fatica creativa di tredici anni, per l'entusiasmo crescente verso un evento trai più brillanti di Brescia e provincia. Ormai dell'intera Lombardia essendo approdato con successo a Milano, Mantova, Bergamo.

La parola chiave di questa edizione, Condividere, è stata valorizzata dalla relazione della prof.ssa Silvia Vegetti Finzi, «Nessuno nasce solo. La prima relazione madre-figlio». Si porta in tasca l'ultimo libro, «L'ospite inatteso», e dunque si rafforza in lei la potenza lucida di una narrazione in grado di contenere le esigenze di ieri e di oggi, di riallacciarsi con il senso profondo dell'attesa, con l'appello ad un'alleanza familiare in cui si partorisce insieme e il rapporto madre-figlio riscuote un'intimità maggiore, sapendo di un cerchio, intorno, di affetto e di cura.

Silvia Vegetti Finzi incita a non rinunciare alla vita, a creare le condizioni di ogni genere per portare alla luce chi attende la luce, per il mistero dei millenni e per la fede nell'amore. La relatrice riesce a conciliare istanze diverse, chi oppone la bassa questione sociale-economica all'alta missione materna, chi aspira a «cento figli» e non si intende con la responsabilità dell'educazione.

«Il nostro tempo dice Silvia Vegetti Finzi dilata la speranza, sbriciola la valorialità, la rimanda fuori da ogni stagione, non la espelle, ma la posticipa». È un poco come mettere all'ordine del giorno della propria vita, al punto «varie ed eventuali», il significato della maternità, spostarla in avanti, collocarla in parentesi. «Quando rimasi incinta ricorda Silvia Vegetti Finzi mi sentivo inadeguata... negli anni Sessanta c'era una scarsa scientificità, ma circolava molta speranza, molto amore. Oggi potremmo disporre della scienza e rilanciare la questione affettiva».

L'occhio dell'ecografia non basta; è necessario, si dice in matematica, ma non è sufficiente. Serve l'immissione di materie prime consegnate in natura, la coscienza del bene, l'allenamento all'essere e all'esistenza, la fiducia nell'altro, la condivisione della più bella avventura umana. Ecco riapparire la parola chiave portata all'altare del festival. Francesca Nodari ha scelto alla perfezione: dopo Toccare ecco il Condividere, l'entrata negli spazi di sé con l'altro, la riscoperta di una connessione naturale, la lotta contro la solitudine del nostro tempo. Non puoi evitare il Condividere, puoi girargli le spalle, rifiutarlo, alla fine te lo ritrovi davanti, è un conto da saldare. Ed è tanto più importante, questo conto, di fronte a chi viene avanti, all'altro che si porta alla luce e chiede di vederla e viverla, appena possibile, quale alimento di una lunga esistenza.

Il bambino porta un patrimonio emotivo indispensabile, senza il quale non esisterebbe la storia di ieri e non ci si potrebbe candidare alla storia di domani. Il patrimonio delle emozioni che viene dalla nascita rassicura sul futuro, consolidala strategia della natura, garantisce la permanenza di un umanesimo culturale.

Zoja sulla violenza sessuale. Questa sera, a Montichiari, alla Pieve di San Pancrazio, Luigi Zoja parla su «La violenza sessuale. Archetipo, storia e attualità». Il tema è di strettissima attualità, esce ferocemente dai telegiornali, espone la rottura di un rapporto equilibrato tra uomo e donna, lascia scoperta la grandezza della nostra valorialità alla pace e al rispetto della persona, mette in croce famiglie e nazione. E per noi uomini rimane un nervo scoperto nei confronti del quale dobbiamo reagire, stimolare alla convergenza della legge e dei comportamenti per crescere in una libertà che garantisca la libertà del vivere di ogni persona. La libertà di una donna nel condividere i giorni della vita con chi sceglie e da cui viene scelta. In armonia.



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