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Venerdì, 09 Giugno 2017 01:04

ASPIRANDO ALLA CONOSCENZA SI PUÒ SOLO «TOCCARE A DISTANZA»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia

Il sindaco di Roccafranca, Emiliano Valtulini, porta l'orgoglio dell'ospite istituzionale, la gentilezza dei fiori, il fascino di chi sa ringraziare la famiglia ospitante, i Bellini, con la dose calibrata del dire. Francesca Nodari leader assoluta del Festival Filosofi lungo l'Oglio, parola chiave in questo 2017 «Toccare» introduce, asseverando il popolo nomade di dodici anni d'evento e ragguagliando sul viaggio.

Poi tocca al relatore, il prof. Massimo Donà, e si alternano sorrisi e silenzi secondo il modulo della sua lezione, limpida e spiritosa. Dovevate esserci, l'altra sera diventata notte, a Ludriano, bassa occidentale con formentone alto un metro e novanta, ad ascoltare sul tema «Toccare a distanza» Donà, professore di Filosofia teoretica con la passione della tromba e l'antico amore per il saxofono che fu stroncato da un'apparizione in sogno del suo guru, Enrico Rava («smettila, cretino, con il sax e riprendi la tromba!»). Dovevate esserci, ad ascoltarlo e a osservarlo con quel suo cappello panama pendant con una luna piena, sotto un cielo limpido dopo la tromba d'aria ecco un'altra tromba, questa da non toccare che ha fatto volare vitellini per aria dalle parti di Gottolengo. Stavamo sempre in tanti, alla stupenda Villa Suardi della famiglia Bellini, di un'eleganza sobria, settecentesca, carezzati da una brezza da 8 pieno, né severa né buonista. Stavamo lì per essere convinti dal prof. Donà che comunque «l'unica possibilità toccante è il toccare a distanza. Il mondo tutto insieme, cioè la conoscenza, rimane intoccabile e il tentativo di farlo è l'aspirazione, appunto, alla conoscenza». Il mondo come il confine, tra esserci e non esserci, si raggiunge per aspirazione all'assoluto, sia esso conoscenza sia esso mondo sia esso quel Gesù che nel Vangelo di Giovanni dice, in greco originale, quel nostro latino «noli me tangere» che non coglie il senso della lingua di Atene a significare, «non mi trattenere» poiché deve raggiungere il Padre dopo la Resurrezione. Concluderà magnificamente, Massimo Donà, «tutto ciò che ci tocca e che singolarmente, non universalmente, tocchiamo, è paragonabile a quel Gesù fuori dal Sepolcro quando ordina di non essere trattenuto». Come dicesse, io ci sono, ci sarò, ci toccheremo, ma adesso separiamoci nella nostra forza di toccarci tutti e tutto, concediamo il toccarci a distanza e parzialmente. Certo entriamo a toccare Aristotele, di più Platone, tocchiamo Plotino che afferma di una conoscenza assoluta realizzabile soltanto con un tocco. Ma si tratta di un toccare a distanza, perché oggi possiamo solo fare questo, per una sorta di intuizione, per un'umile convinzione di essere umani e perciò pure unici, unicamente limitati nella conoscenza. Tocchiamo a distanza e personalmente ogni cosa, a patto che non ci mettiamo in testa di toccare il tutto e tutto quello che vogliamo. Dunque, per filosofia e pure per morale, è meglio «toccare a distanza». Segue l'intervento di Emilio Zanetti, il solo pensatore del pubblico in grado di toccare, evviva, dodici anni di Festival dei filosofi lungo l'Oglio, alzando il dito sempre per primo, ponendo la domanda strutturata. L'unico, a toccare il cielo con un dito.


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