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Giovedì, 30 Giugno 2016 20:37

«Siamo come inebetiti dentro la dittatura della sincronia» - Francesca Nodari a Barbariga, per Filosofi lungo l'Oglio, si è interrogata sul «donare tempo»

Scritto da Tonino Zana - Giornale di Brescia

BARBARIGA. Scorta amica e d'onore per la professoressa Francesca Nodari, impegnata, l'altra sera, nella chiesa di S. Vito, Modesto e Crescenzia di Barbariga. Ospite e ospitato il parroco don Fausto Botticini, 50 anni di sacerdozio, applausi per lui a dimostrare come la gratuità, valore guida di questa edizione del Festival dei Filosofi lungo l'Oglio, trovi tracce di attualità in ogni suo procedere. A seguire, il saluto del sindaco, Giacomo Uccelli, l'introduzione della prof. Vittorina Ferrari e, da parte nostra, la dichiarazione di una solida amicizia dimostrata dalla costante presenza sul giornale degli undici anni duraturi e crescenti dell'evento.

Francesca Nodari sceglie una nuova apertura, introduce il dato temporale e ricerca il senso del dono in una dimensione extratrascendente, «qui ed ora», che esplicita nel titolo della sua riflessione, «Donare tempo o della gratuità». Non ci sta, il direttore e presidente della Fondazione dei Filosofi lungo l'Oglio, a soggiacere alla non uscita del filosofo Derrida, quando nel suo libro nega la possibilità di donare al tempo degli umani, «Donare tempo moneta falsa». Il dono, la gratuità, sostiene la prof. Nodari, si manifestano in una stagione
di globalizzazione, sotto il dominio di una tecnologia diventata fine e non mezzo per la persona, nella quale la dittatura della sincronia, ossia «Il tempo degli orologi», è la pretesa di far combaciare episodi, avvenimenti discordanti e senza senso in una giornata convulsa, che si perpetua identicamente priva di movente stabile e coinvolgente fino alla fine dei nostri giorni. Siamo inebetiti del nostro agire, che risponde per distrazione pigra ad ogni sollecitazione e si conclude in una babelica manifestazione di esistenza grigia. Possiamo uscire da questa sorta di prigione dell'io per se stesso, di uno spazio fondato su egoismo e indifferenza, se sfrattiamo il tempo sincronico: cioè, se immediatamente rivoltiamo la soluzione dell'accettare quanto viene in mente, ciò che propone l'ora materiale, l'assenso a un consumo di tempo e di cose fondato su nessuna ragione o sentimento, mosso per muoversi. Altrimenti, si correrebbe il rischio di una desolante depressione, di una perdita di forza identitaria.

La miccia. Francesca Nodari vuole rompere l'assedio di una prossima dolorosa sconfitta umana generale, poiché il sincronismo è il tempo della guerra. Il modo e il non senso di coniugare tempo e azioni violentemente all'istante accenderebbe la miccia di un'esplosione irreversibile. Il tempo, secondo la prof. Nodari, non è la moneta falsa di Baudelaire, dipende da come si guarda alla temporalità. Dipende se vogliamo riscattarci dal «tempo degli orologi», mirando non all'egemonia dell'io o all'assoggettamento dell'altro per sé. Dipende se riscopriamo, invece, non l'altro per sé, ma l'altro da sé, fissando le nostre vite proprio nell'attimo in cui ci riconosciamo individui irripetibili, non certo per la pretesa di un potere sull'altro, ma per l'identificazione dell'io riguardo all'altro, in una profonda soluzione di reciprocità: insieme con l'altro e non per l'altro in una affermazione conquista non di tipo trascendente, ma qui, ora, in questo mondo, a patto che scegliamo la responsabilità di essere liberi e di accettare la vittoria, di ombratura mistica, secondo la quale (Levinas) essere per l'altro significa essere perseguitato per l'altro. Liberi di tornare a casa, come Ulisse, oppure di non placarsi alla ricerca dell'altro, in questo tempo, lungo le rotte scavate dalle tracce del prossimo. Alla fine, dopo la lunga, approfondita relazione della prof. Francesca Nodari le domande dal pubblico, per primo il primo della classe, dott. Emilio Zanetti, e quindi domanda sul valore del dono nella scuola.

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