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Se ci chiediamo da che cosa sia generalmente caratterizzato l’essere uomini nell’epoca della postmodernità, dovremo dare due risposte molto diverse. Per un verso oggi, in quanto uomini, ci troviamo determinati da una formalizzazione onnicomprensiva. Sembra che ci sia lecito essere uomini soltanto in quanto accettiamo di essere funzioni di un sistema, in quanto cioè abbiamo un codice: un codice fiscale, un codice per l’assistenza sanitaria e altri codici digitali che ci rendono funzioni formali di sistemi.
Martedì, 22 Giugno 2010 02:00

Nancy: il corpo come teatro sulla scena del mondo

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Folla per il filosofo a Padernello. Attrazioni e repulsioni, traversate e spinte, prese e abbandoni nell’esserci» delle persone. Spettatori assiepati sullo scalone d’onore settecentesco del Castello di Padernello e nella sala attigua, dove il relatore poteva vedere la sua immagine replicata in video: «Come nelle “Meninas” di Velàsquez», ha osservato sorridendo Jean-Luc Nancy. Lo studioso francese è stato protagonista sabato sera, del secondo appuntamento di «Filosofi lungo l’Oglio», la rassegna itinerante di conferenze curata da Francesca Nodari che mostra quanto elevata – e sottovalutata – sia la capacità di richiamo del pensiero.
Presentata la quinta edizione del singolare evento culturale. Dopo Bernhard Casper, sabato, arriva al Castello Jean-Luc Nancy. La vicinanza della Bcc di Pompiano e Franciacorta. Convegni in ville, piazze, palazzi e cascine PADERNELLO - Hanno ragione Luigi Mensi e Francesca Nodari, il direttore generale della Bcc di Pompiano e Franciacorta e la nostra collega, creatrice e organizzatrice da 5 anni di questo suggestivo e profondo, «Filosofi lungo l’Oglio». Hanno ragione di ricordarlo, ieri mattina, al castello di Padernello ai giornalisti, agli amici e ai curiosi del pensare,di rammentare l’inizio dell’avventura, il clima di incredulità. si era temerari e si pensava che la compagnia dei filosofi stonasse nella terra delle Basse, apparentemente distante dalla filosofia. Quando pensi che la filosofia non è altro che vita e che qui, nella pianura dei cieli, la vita riserva una larghezza priva di appigli fisici, tanto più negli anni in cui si sono ghigliottinati i filari e la pianura è diventata una steppa di grigio cemento, allora la filosofia sovviene maggiormente e assume il livello di un riferimento di difesa, di appoggio, di linea di frontiera per chi ricerca uno spazio montaliano a cui appoggiare i polmoni, secondo l’antico adagio delle «spalle al muro» per fermarsi, respirare e riflettere.«Spostiamo le lancette della filosofia e torniamo a camminare vicini a Socrate, quando andava incontro ai giovani nelle strade e poneva quesiti e si lasciava coprire dai loro quesiti». Bella, la metafora di Francesca Nodari, alla vigilia di un incontro memorabile, sabato 19 giugno, alle 21,15, sempre qui al castello di Padernello, con Jean-Luc Nancy, definito da Jacques Derrida, «il più grande pensatore sul tatto di tutti i tempi». Lei lo stuzzica a Modena, ai margini di un convegno e Jean-Luc Nancy, mai messo piede in Terra bresciana, è già in cammino per il castello di Padernello. Il suo padrino, come lo chiama lei, Salvatore Natoli, cittadino onorario diVillachiara, stagione 2009, ci sarà. E verrà la madrina, quella Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, personaggio televisivo, testimone di coraggiose battaglie per la difesa dei diritti della donna e dell’infanzia, che sarà presente, mercoledi 30 giugno, alle 21,15, a palazzo Martinengo di Orzivecchi. Lì, in conferenza, ieri mattina, accanto a Francesca Nodari e al direttore generale Luigi Mensi, al presidente di Nimphee della Fondazione castello di Padernello, Ignazio Parini, c’era il sindaco di Orzivecchi, Liliana Ferrari entrata a far parte della squadra sostenitrice del ciclo dei filosofi lungo l’Oglio. «Ho detto sì, subito - dice il sindaco di Orzivecchi - c’è un bisogno estremo di ragionare nella conversazione, di discutere». Dunque, il corredo filosofico ritorna a essere scritto nella dote di chi si sposa alla vita. Francesca Nodari coglie il punto s’attua. Centrale dell’attualità della filosofia, lungo i paesi dell’Oglio, toccato già con mano per il successo di Casper, sabato scorso, a Santa Giulia: «Si è alla ricerca del maestro», dice, ritornando alla sete di un carisma, di una gerarchia, dell’indispensabilità del primo e del secondo, del gregario e del capo. Appunto, del maestro. La quinta edizione del 2010 propone…
Martedì, 15 Giugno 2010 15:00

Il destino tra caso e responsabilità

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Salvatore Natoli ha presentato il volume con i testi di «Filosofi lungo l’Oglio 2009»Il terremoto è frutto di fatalità o destino? La devastazione di Haiti è stata evocata più volte durante l’incontro che l’altra sera, alla Rocca San Giorgio di Orzinuovi, ha riproposto i contenuti dell’edizione 2009 di «Filosofi lungo l’Oglio» e introdotto agli incontri della prossima stagione. L’occasione era la presentazione del libro «Destino»: edito dalla Compagnia della Stampa, il volume raccoglie i testi degli interventi dedicati a questo tema che cinque autorevoli relatori (Vito Mancuso, Maria Rita Parsi, Salvatore Natoli, Sergio Givone, Aldo Magris) hanno tenuto l’estate scorsa in diverse località nell’ambito di «Odissea, il Festival della Valle dell’Oglio». Le conferenze - realizzate grazie al contributo della Banca di Credito Cooperativo di Pompiano e Franciacorta - hanno avuto un ampio richiamo: la curatrice Francesca Nodari annuncia che quest’anno gli incontri aumenteranno da cinque a nove. E sarà «il corpo» il tema della quinta edizione. Come ha osservato Paola Cominotti, assessore alla Cultura del Comune di Orzinuovi, «la domanda sulla comprensione dell’essenza del destino è stata posta in ogni epoca, con diverse risposte». Ad alcune di esse ha rivolto un sintetico sguardo Salvatore Natoli, docente di filosofia teoretica all’Università di Milano Bicocca, rispondendo alle domande postegli nel corso della serata da Ilario Bertoletti, direttore editoriale della Morcelliana. «L’altra faccia del destino - ha esordito Natoli - è il caso. Gli uomini chiamano destino il caso, per dare un senso a ciò che accade. L’uomo, in condizione di minorità rispetto agli eventi, per dominarli immagina che qualcosa li regoli». Nella Grecia arcaica, la dimensione del destino non è declinata al futuro: «È il peso del passato a condizionare il futuro. Siamo sempre predeterminati da ciò che è avvenuto prima». Un esempio classico è la vicenda di Edipo. «Quando Edipo chiede all’oracolo chi siano i suoi genitori, l’oracolo non risponde: dice invece che Edipo ucciderà il proprio padre. Perché Edipo accetta una risposta non pertinente? Perché non voleva davvero sapere di sé. Col proprio destino si può giocare, ma non si diventa padroni di esso cercando di sfuggirgli». «Il carattere per l’uomo è il proprio destino» sentenzia Eraclito. E per gli eroi omerici, spiega nel libro Aldo Magris, «Il destino non è un meccanismo esterno che li schiaccia, una necessità irresistibile, bensì risiede nel loro intimo, è ciò che essi sono e hanno scelto di essere».Nella dimensione biblica, la figura dominante è la libertà. «Il Dio della Bibbia - dice Salvatore Natoli – è libero per definizione, e l’uomo non può conoscere il suo disegno. L’onnipotenza di Dio non deriva da una quantità scalare di potenza, ma dal fatto che essa è inafferrabile da parte dell’uomo. C’è però un luogo, l’Alleanza, nel quale la libertà illimitata di Dio e quella limitata dell’uomo si vincolano. Qui è l’elemento destinale: l’uomo costruisce il suo destino di salvezza se è fedele all’Alleanza». Di tale legame, l’età moderna ritiene di non aver più bisogno: «L’uomo secolarizzato vede che può fare da sé le cose che…
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