Fuori piove che Dio la manda e dentro il convento di S. Maria Assunta, a Gardone Valtrompia, il teologo mons. Pierangelo Sequeri, l'altra sera, trova un'espressione felice e popolare per mandare in soffitta l'egoismo su cui il Festival dei Filosofi lungo l'Oglio ha diretto il mirino con quel «Dire Io», che significa adesso basta con l'arroganza del sé stesso e salviamoci insieme.
Mercoledì, 27 Luglio 2022 18:19

La cruna dell'ego con mons. Sequeri

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Mentre è scoccata l’ultima settimana della XVII edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio, la maratona del pensiero estivo si prepara ad accogliere Mons. Pierangelo Sequeri, che sarà ospite giovedì 28 luglio alle 21, a Gardone Val Trompia (Brescia), presso il Cortile della Villa Mutti Bernardelli. In caso di maltempo, l’evento si sposterà al Cinema Teatro Inzino. L’incontro è gratuito, con la possibilità di contribuire con un’offerta libera, per sostenere il festival e le attività della Fondazione, che hanno registrato una sempre più intensa partecipazione. Mons. Pierangelo Sequeri è Preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. Titolo del suo intervento, in stretta connessione con la parola chiave della kermesse: “Dire Io”, sarà: La cruna dell’ego. L’ambito di ricerca del celebre teologo, si dipana dai temi della didattica istituzionale, filosofica e teologica per arrivare a focalizzarsi sulle questioni di confine tra antropologia culturale ed esperienza religiosa. Lunga e importante è la carriera di Pierangelo Sequeri: è stato ordinato Sacerdote per l’Arcidiocesi di Milano 1968; ha compiuto studi musicali e di filosofia, ottenendo il dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma nel 1972. È stato educatore e docente di filosofia e teologia nel Seminario Maggiore di Milano, dottore e musicologo della Biblioteca Ambrosiana – tra i molti brani da lui composti, molto conosciuto è Symbolum ’77 – Tu sei la mia vita. Già Preside della Facoltà Teologia dell’Italia Settentrionale, a Milano, dove è Professore ordinario di Teologia Fondamentale, è anche Membro ordinario della Commissione Teologica Internazionale e della Pontificia Accademia di Teologia; Consultore del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; Membro del Consiglio Direttivo della Pontificia Accademia per la Vita. Fa parte dei Comitati Scientifici dell’Istituto Paolo VI di Brescia, della Fondazione San Carlo di Modena, dell’Istituto Internazionale Jacques Maritain, del Centro di Etica Generale e Applicata presso il Collegio Borromeo di Pavia. È editorialista di «Avvenire» e collabora con «L’Osservatore Romano».
Alla cascina Tokyo si parla di «dire tu, dire noi nell'esperienza religiosa» a partire dalle 21 .. L'ultima settimana del Festival Filosofi lungo l'Oglio diciassettesima edizione, leitmotiv: «Dire io» entra nel vivo questa sera alla cascina Tokyo di Trenzano, dove protagonista sarà Roberto Celada Ballanti. «Dire io, dire tu, dire noi nell'esperienza religiosa» è il titolo del suo intervento, in programma come al solito alle 21 (ingresso gratuito). Classe 1957, Celada Ballanti è professore ordinario di Filosofia della religione e di Filosofia del dialogo interreligioso al Dipartimento di Antichità, filosofia e storia dell'Università di Genova. I suoi interessi di ricerca vertono attorno alla filosofia della religione moderna dall'Ilmanesimo all'Illuminismo, al problema religioso nell'età contemporanea e nel dominio del nichilismo ed alla filosofia del dialogo interreligioso nella sua storia e nei suoi sviluppi novecenteschi. Nello specifico, anticipa Celada Ballanti, «il mio intervento verterà sul dialogo interreligioso, il cui plesso problematico sarà affrontato da una prospettiva squisitamente filosofica. Nel quadro geopolitico si manifesta come ineludibile l'urgenza di un dialogo tra le religioni, tanto più in un tempo, quale è il nostro, che assiste a una generale crisi della convivenza, in senso culturale, religioso, politico». Il Mediterraneo, in particolare, «da area di coesistenza, da regione di scambio, da spazio di ibridazioni e incontri, si è trasformato in muro che separa popoli, religioni e culture. Pensare una filosofia del dialogo interreligioso, in simile contesto, appare quanto mai essenziale». Il compito di una filosofia del dialogo interreligioso, sostiene allora Celada Balanti, è «elaborare un universale non totalizzante, non proiettivo, che sempre diventa - basti considerare la storia dell'Occidente - dispositivo di esclusione, colonialismo camuffato, volontà di potenza. Tale, del resto, è il volto della globalizzazione. Occorre cercare un universale capace di ospitare le differenze e una figura del dialogo che sappia mettere in gioco tutte le potenzialità del prefisso di derivazione greca dia-. Il dia-logo, in quanto interruzione del mono-logo grazie all'irruzione-intrusione dell'altro, è sempre logos spezzato, implica differenza e anche attraversamento. Abita la terra di mezzo tra relatívismo e fanatismo. È la terra di mezzo dove soggiorna la possibile discorde armonia tra le fedi, e che a tutte ricorda la comune distanza dal volto di Dio».


Si è rotto il patto tra le cose e le parole. La parola oggi non gode di buona salute. Ridotta a chiacchiera e barattata come merce qualunque ci chiede di abbassare il volume, di tornare al rigore, di ricongiungersi alle cose. È a partire da questo avvertimento che si snoda il libro di Ivano Dionigi, Benedetta parola. La rivincita del tempo, da poco edito da il Mulino.
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