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Il suo pensiero radicale è tra i pochissimi rimasti in piedi di fronte al nichilismo: la convinzione che l'Essere possa svanire per lui, come per Parmenide, era la «follia estrema». Ha vissuto «testimoniando il destino»
Dal sindaco di Brescia al rettore della Statale la città si stringe attorno al suo filosofo«Colpiva la sua capacità argomentativa, il riuscire a dire cose profonde con semplice e umile lucidità, un tratto che è tipico solo dei grandi pensatori». Poche parole ma intense, quelle del rettore dell’università Statale di Brescia, Maurizio Tira, a poche ore dall’annuncio della morte di Emanuele Severino.
È morto, all'età di novant'anni, il filosofo bresciano Emanuele Severino. Il decesso è avvenuto lo scorso 17 gennaio, ma la notizia è stata diffusa soltanto ieri, a funerali avvenuti. Severino era nato a Brescia il 26 febbraio del 1929. Non solo la città, ma l'intero Paese, la comunità accademica e il mondo della cultura ricordano il grande pensatore diventato punto di riferimento a livello mondiale per intere generazioni di studiosi.
Cavaliere dell' «Ordine al merito della Repubblica Italiana» nel 2019. Assegnataria del «Premio Donne che ce l'hanno fatta» edizione 2015. Vincitrice del «Premio Donne Leader» nel 2012. Da anni Francesca Nodari raccoglie ciò; che semina. Il frutto dí una missione: portare avanti la crociata della cultura sostenendo con Filosofi lungo l'Oglio la sfida dei grandi numeri abbinati a una proposta che non cerca scorciatoie. Alto profilo filosofico, senza compromessi da spettacolificio. Una stagione via l'altra i risultati le hanno dato ragione. Eppure «all'inizio ci credevo solo io. Mi davano della visionaria».
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