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Visualizza articoli per tag: Marco Vannini

Giovedì, 01 Ottobre 2020 07:23

IL PENSIERO CORRE SUL FIUME

Tra piazze e castelli, ville e cascine, chiese e teatri il pensiero si fa nomade seguendo il corso lento delle acque che bagnano oltre venti Comuni in provincia di Bergamo, Brescia e Cremona.

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Duccio Demetrio e Marco Vannini aprono gli incontri di ottobre del Festival “Filosofi lungo l’Oglio”. Dalla conquista dell’umanita’ che ci aiuta a capire chi siamo alla comprensione del significato di umilta’. iIl ottobre a Bergamo e il 2 a Brescia.

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La 15esima edizione dei «Filosofi» riparte il 21 settembre da Lograto: coinvolti 23 comuni.
I Filosofi lungo l'Oglio entrano in campo per il quindicesimo anno consecutivo. Filosofia come industria, bresciani come figli dell'agorà, l'Oglio come pretesto per affermare una rinascita culturale, un luogo liquido di intelligenza e di analisi. Ideatrice, fondatrice, organizzatrice in un tipo unico di personalità, Francesca Nodari, lei stessa filosofa e la sua Atene nella bella cascina di famiglia, «Le Vittorie», nel cuore della pianura bresciana.

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Mercoledì, 03 Luglio 2019 08:14

La mistica di Vannini stasera a Orzinuovi

Marco Vannini: il maggior studioso italiano di mistica speculativa

A Santa Maria Assunta lo studioso classe 1948 «La generazione del Logos nell'anima» dalle 21.15

Dopo l'appuntamento di ieri con Detlev Schild a Erbusco, i «Filosofi lungo l'Oglio» (quattordicesima edizione, parola chiave: «Generare») ripartono stasera da Orzinuovi, dove alle 21:15 nella Chiesa di Santa Maria Assunta sarà Marco Vannini.

«La generazione del Logos nell'anima», il suo intervento. Considerato il maggior studioso italiano di mistica speculativa e traduttore dell'intera opera, latina e tedesca, di Meister Echkart, Vannini (1948) ha curato anche l'edizione italiana della Teologia mistica di Jean Gerson. Tra i lavori più recenti «Mistica, psicologia, teologia», pubblicato quest'anno, e «Indagine sulla vita eterna», l'anno scorso per Mondadori. Risale invece al 2012 «Nobiltà», pubblicazione a cura di Francesca Nodari, direttore scientifico del Festival. .

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Dopo l'appuntamento di ieri sera con Marc Augé a Calvisano, altro scalo nella Bassa per il viaggio culturale targato «Filosofi lungo l'Oglio» (tredicesima edizione, parola chiave: «Condividere»). Protagonista stasera a Orzivecchi sarà infatti Marco Vannini, il quale terrà una lectio magistralis intitolata «Io non sono uno che divide».

CONSIDERATO il maggior studioso italiano di mistica speculativa e traduttore dell'intera opera - latina e tedesca - di Meister Echkart, Vannini (1948) ha curato anche l'edizione italiana della Teologia mistica di Jean Gerson. Tra i suoi lavori più recenti si ricordano «Contro Lutero e il falso Evangelo», uscito l'anno scorso, «Inchiesta su Maria. La storia vera della fanciulla che divenne mito», scritto con Corrado Augias e pubblicato nel 2016, e «Nobiltà», del 2012, pubblicazione a cura di Francesca Nodari, che è anche direttore scientifico del Festival.

L'INCONTRO, come sempre a ingresso libero, è fissato per le 21.15 a palazzo Martinengo; in caso di maltempo si virerà nella vicina Chiesa Santi Pietro e Paolo (informazioni e dettagli con un clic al sito Internet www.filosofilungo-loglio.it). Nel vivo della settimana in assoluto più densa di appuntamenti di questa edizione, la rassegna proseguirà poi domani sera facendo scalo a Coccaglio, dove atteso ospite nella piazzetta auditorium San Giovanni Battista, in via, Castello, sarà Francesco Miano, che presenterà una relazione intitolata «La comunicazione esistenziale».



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Grande successo per la XIII edizione del festival Filosofi lungo l’Oglio diretto dalla filosofa Francesca Nodari e promosso dalla Fondazione Filosofi lungo L’Oglio. Circa 25.000 sono state le presenze complessive fra incontri ed eventi cornice nei ben 25 comuni coinvolti lungo il fiume Oglio nelle province di Brescia, Mantova e Cremona.

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Continua il festival nomade Filosofi lungo l’Oglio diretto dalla filosofa Francesca Nodari e promosso dalla Fondazione Filosofi lungo L’Oglio. Tante le nuove tappe in provincia di Brescia della tredicesima edizione del Festival, che ha da poco ricevuto il marchio dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

AD ACCOMPAGNARE GLI APPUNTAMENTI LO SPETTACOLO “ARLECCHINO NE SA UNA PIÙ DEL DIAVOLO”

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SONCINO - «Santa Maria delle Grazie era stracolma per l'intervento di Marco Vannini dal titolo Senza perché? afferma entusiasta Francesca Nodari, direttrice artistica e ideatrice di Filosofi l'ungo l'Oglio -. A Soncino e alla bellezza di santa Maria delle Grazie non riesco a rinunciare, per quanto da anni non arrivino contributi alla tappa del festival.

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SONCINO. Santa Maria delle Grazie a Sonino, tempio del Rinascimento, cantato dalla scuola dei Campi, circondato da una campagna fresca, l'altra sera, a un chilometro dall'Oglio, ascoltava le parole di un pensatore della mistica medievale, quel Marco Vannini che misticamente si è messo tutto il calore rappreso nella chiesa e l'ha espresso, di tanto in tanto, in un sospiro toscaneggiante, prendendo fiato per l'impegno di una lezione dal titolo dogmatico, «Senza perché»: un titolo con poco ossigeno per avvicinarsi al culmine del concetto di Gratuità.

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Giovedì, 02 Agosto 2012 03:14

Marco Vannini - Nobiltà

GRANDEZZA VERSUS GRANDIOSITÀ

In un mondo in cui l’apparire ha preso prepotentemente il sopravvento sull’essere, in una società dominata dal culto dell’immagine e dalla nuda esibizione della grandiosità sembra quasi una provocazione parlare della nobiltà, intesa come magnanimità, ovvero come l’essere degni e capaci di cose grandi.

«Questa parola – scrive Salvatore Natoli – oggi ha perso la sua originaria pregnanza e verità. La si impiega spesso in modo improprio. Quando di una persona si dice che è magnanima per lo più si intende dire che è una persona aperta, concessiva, generosa. Si confonde, così, la magnanimità con la liberalità, abolendo una distinzione che peraltro era ben chiara agli antichi. Per gli antichi la magnanimità era una virtù eminente e, per eccellenza, una virtù esemplare» (1).

L’obiettivo che anima il saggio qui presentato risiede proprio in ciò: dare conto – in un corpo a corpo con Aristotele, Platone, lo stoicismo, Ambrogio, Agostino, Tommaso d’Aquino, Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce, Margherita Porete, Meister Eckhart, lo stesso Nietzsche – di un concetto che trova la sua scaturigine nel mondo antico, viene ereditato dal mondo cristiano e torna ancor oggi a farci rifettere sulla sua natura intrinseca come se, in certo senso, ci trovassimo a vestire i panni dell’ingenuo nipote cui il vecchio zio, nei Miserabili di Victor Hugo, ricorda la distinzione tra barone e avvocato e lo esorta a non confondere i piani, gli stili di vita. Se

«nobiltà vuol dire magnanimità, ove borghesia e democrazia vuol dire pusillanimità»(2),

non si potrà non convenire che «la prima ha come oggetto l’onore, la seconda l’utile» (3). Marco Vannini, avvia la sua analisi, richiamando i tratti della ferezza dipinti con grande acume da Aristotele nell’ Etica Nicomachea: avendo di mira l’onore, il magnanimo è un uomo buono, giusto:

«è un estremo per la grandezza, ma è nel giusto mezzo per la correttezza, infatti si stima secondo il suo merito, gli altri invece eccedono e difettano» (4).

Questi, incarnando la ferezza, che è medietà riguardo all’onore e al disonore – «eccesso è detta una certa forma di vanità, difetto è la pusillanimità» (5) – non serba rancore (6), non ama accedere ai posti d’onore, «non parla né di sé né degli altri» (7), non chiede nulla, ma offre il suo aiuto con prontezza (8), non stima grande alcuna cosa (9), non è portato a lamentarsi e preferisce benefcare che essere benefcato (10); non ama il rischio,

«ma affronta grandi rischi, e quando lo fa, non risparmia la vita, convinto che non è da lui il voler vivere ad ogni costo» (11).

E ancora, preoccupandosi «più della verità che della buona fama» (12), è schietto e sincero – non ha peli sulla lingua (13), «non si agita, né è nervoso» (14): il magnanimo è colui che «è grande in ciascuna virtù» (15).

«Per questo è diffcile davvero essere un uomo fero, perché non si può essere tali senza virtù completa» (16).

E di virtù, non a caso, parlavano gli stoici per indicare l’immagine della nobiltà descritta da Aristotele che meglio si precisa come quella ca- pacità di mantenere un certo distacco da ciò che accade: l’imperturbabilità, la compostezza – né troppo gioire né troppo patire dinnanzi a ciò che la fortuna – vox media – ci riserva, ma fare fronte. Vannini, se per un verso, non esita a sottolineare come questa corrente di pensiero abbia infuenzato, sin dagli inizi, il mondo cristiano, per l’altro mostra come sia la mistica «la continuazione vera – l’unica – della flosofa antica» (17).

Di qui le parole chiave che sostanziano due capolavori della mistica medievale quali Lo specchio della anime semplici di Margherita Porete – beghina irregolare secondo i cronisti del suo processo: morì sul rogo a Parigi nel 1310 (18) – e I sermoni del grande predicatore domenicano Meister Eckhart: il nobile amore, il distacco da sé, la «lieta indifferenza alla propria sorte» (19), l’uomo interiore versus l’uomo esteriore, «il fondo dell’anima che è privo di ogni determinazione perché vuoto di ogni volere» (20), dunque il disprezzo verso tutto ciò che vuole permanere. Un fare vuoto di sé che annulla ogni appropriatezza e che manifesta il proprio sdegno nei confronti delle mere opinioni, delle mere convinzioni ossia di tutto ciò che ha a che fare con l’inter-esse. Un esodo o excessus (21) da sé che ci permette

«di riconoscere l’egoismo e la menzogna che è connaturale alla volontà, quasi tutt’uno con essa» (22).

Ma perché l’uomo interiore e nobile divenga homo divinus è necessario che, nella sua beata aghnosìa, sia giusto: distaccato dalla propria egoità e da tutto ciò che gli appartiene. Così ancora ammonisce Eckhart nel sermone 39, Il giusto vivrà in eterno e la sua ricompensa è presso Dio:
«Se vuoi, dunque, vivere e vuoi che vivano le tue opere, devi essere morto e diventato nulla per tutte le cose. È proprio della creatura fare qualcosa da qualcosa, ma è proprio di Dio fare qualcosa da nulla. Se, dunque, Dio deve compiere qualcosa in te o con te, deve prima essere diventato nulla. Perciò scendi nel tuo fondo e opera là: le opere compiute là sono tutte vive. Perciò il sapiente dice: il giusto vive» (25).

Resta, tuttavia, sullo sfondo – come l’autore, nella sua conclusione, fa notare – il grande problema del giusto ostracizzato e il paradosso tra chi vuole apparire giusto senza esserlo e chi «non vuole apparire buono, ma esserlo» (26).
A questi, «tetragono fno alla morte» (27), come Aristide l’ateniese, di cui narra Plutarco, toccherà una sorte meno felice di chi si è fnto giusto con la menzogna. Rischierà la derisione, la persecuzione, forse il palo ma nessuno potrà sottrargli la sua nobiltà (28). Del resto basta guardare la nostra società dei consumi per capire come la grandiosità abbia preso il posto della grandezza. Tuttavia essa non è scomparsa: si dà velandosi. Per usare ancora le parole di Natoli

«sembra che oggi la magnanimità abbia preso l’abito dell’umiltà: agisce nascosta come i trentasei giusti (nistar) della tradizione talmudica, che, in ogni generazione, sono le colonne del mondo» (29).


1. S. Natoli, Dizionario dei vizi e delle virtù, Feltrinelli, Milano 1997, p. 74.
2. Cfr. infra, pp. 18-19.
3. Cfr. infra, p. 19.
4. Aristotele, Etica Nicomachea, IV, 7 1123 b.
5. Ivi, II, 7 1107 b.
6. Ivi, IV, 7 1125 a.
7. Ibidem.
8. Ivi, 1124 b.
9. Ivi, 125 a.
10. Ivi, 1124 b.
11. Ibidem.
12. Ibidem.
13. Ibidem.
14. Ivi, 1125 a.
15. Ivi, 1123 b.
16. Ivi, 1124 a.
17. Cfr. infra, p. 27.
18. Cfr. G. Fozzer, Lo specchio delle anime semplici, intr. di M. Vannini, Polistampa, Firenze 2001.
19. Cfr. infra, p. 28.
20. Cfr. infra, pp. 32-33.
21. Cfr. M. Vannini, La morte dell’anima. Dalla mistica alla psicologia, Le Lettere, Firenze 2004.
22. Cfr. infra, pp. 38-39.
23. Cfr. infra, pp. 45-46.
24. M. Eckhart, I sermoni, a cura di M. Vannini, Paoline, Milano 2002, p. 391. Sull’argomento, fondamentale il testo di M. Vannini, Prego Dio che mi liberi da Dio. La religione come verità e come menzogna, Bompiani, Milano 2010.
25. M. Eckhart, I sermoni, cit., p. 320.
26. Platone, Repubblica, II, 361 b-c.
27. Ivi, 361 c-d.
28. Cfr. F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, IX, «Che cos’è aristocratico?», 268. Scrive Nietzsche: «Gli uomini più simili e più ordinari sono stati e sono sempre in vantaggio, quelli più eletti, più raffnati, più singolari, i più diffcilmente comprensibili, restano facilmente soli, soggiacciono nel loro isolamento, alle sciagure e di rado si trapiantano. Occorre appellarci a immense forze contrarie, per potersi opporre a questo naturale, troppo naturale progressus in simile, la prosecuzione dell’uomo nel simile, nel consueto, nel medio, nel gregario – nel volgare! –».
29. S. Natoli, Dizionario dei vizi e delle virtù, cit., p. 76.

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