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Marc Augé: «Assetati di felicità, avventurieri del mondo»

Esiste il luogo della felicità? alla domanda è stato chiamato a rispondere Marc Augé che ieri sera a Brescia, in un Auditoriun San Barnaba completamente pieno, ha inaugurato la sesta edizione del festival «Filosofi lungo l'Oglio», che fino al 22 luglio rifletterà sul tema della felicità in 12 luoghi suggestivi della pianura.

Pubblicato in Rassegna stampa
Sabato, 04 Giugno 2011 05:14

Marc Augé lunedì sarà a Brescia

Marc Augé aprirà la sesta rassegna «Filosofi lungo l'Oglio», dedicata alla «Felicità», lunedì, 6 giugno, alle 21.15: all'auditorium San Barnaba, in corso Magenta 44, in città, tratterà il tema «La felicità ha un luogo?». La rassegna proseguirà fino al 22 luglio in varie località della provincia.

«Per l’uomo d’oggi la solitudine è condivisa» Parla il grande etnologo francese autore di «Straniero a me stesso» «L’antropologo studia le relazioni sociali in gruppi di dimensioni abbastanza piccole per poterci lavorare da solo; la relazione sociale è il suo obiettivo intellettuale, ma si sforza di comprenderla nel suo contesto. Oggi il contesto è sempre mondiale, negli Llanos come nel profondo dell’Amazzonia o del Sahara». Così si descrive Marc Augé, uno degli antropologi francesi più noti in ambito internazionale, esibendo una carta d’identità che riassume la sua attività di studioso guidato da una straordinaria intuitività. Inventore della «scrittura antropologica», della quale ha fatto la sua disciplina, perché per lui scrivere vuol dire «rovesciare l’ordine delle cause e degli effetti», Augé ha viaggiato moltissimo per verificare sul posto la vita dei nostri simili, ma soprattutto per vivere fisicamente e quotidianamente gli altri attraverso «l’immaginazione e il ricordo, in modo sempre più lancinante e ossessivo». Da queste esplorazioni nasce la sua teoria di «non luogo», contrapposta ai luoghi antropologici canonici, a quella modernità fatta di città interconnesse, dove opulenza e miseria convivono affiancate, e la scienza più avanzata sembra non tener conto dell’ignoranza abissale che ancora affligge molti popoli della terra.

«Il fatto – dice con reale sofferenza – è che la terra è divisa in classi, il mondo è sempre più individualizzato e benché tutti viaggiamo sulla stessa barca verso lo stesso destino, i più fortunati sembrano ignorare per via della loro condizione privilegiata, che con i nostri comportamenti stiamo deragliando da ogni regola». Questo francese elegante, che appare molto più giovane dei suoi 76 anni, e a tratti, mentre parla, si liscia i morbidi e folti capelli bianchi, ha viaggiato molto in africa e poi in america Latina, trovando in queste culture molti spunti e interessi in comune, sebbene diversi.

Autore di saggi che hanno fatto epoca («Nonluoghi», «Disneyland e altri luoghi», «Un etnologo nel metrò», «Che fine ha fatto il futuro»), in cui ha indagato a fondo l’umanità e le sue evoluzioni, per il suo ultimo libro appena arrivato in libreria, «Straniero a me stesso» (Bollati Boringhieri, pp. 176, 16€), in cui si racconta (ma nello stesso tempo avverte: «non è un’autobiografia») «Tutte le sue vite di etnologo», molti l’hanno paragonato a Lèvi-Strauss, antropologo di riferimento internazionale. Augé prende le distanze: «Mi fa piacere, anche se non mi riconosco nella sua scuola. Ma ritengo che molte delle sue intuizioni sono indispensabili per capire i nostri tempi».

L’abbiamo incontrato a Pistoia alla manifestazione «I dialoghi sull’uomo», dove ha parlato de «Il corpo e della sua concezione nelle società diverse dalla nostra» (lunedì, 6 giugno, aprirà la rassegna «Filosofi lungo l’Oglio», come annunciamo in questa pagina). «Il corpo parla di se stesso – ha affermato –. Il corpo soffre, sente delle cose, è uno strumento di lettura della relazione sociale. Coloro che si definiscono indovini, sono semplicemente degli interpreti del corpo». Da etnologo, in qualche momento della vita ha modificato il suo percorso scientifico? È successo in africa, in Costa d’Avorio, dove ho vissuto per cinque anni. Ho cominciato a riflettere sul mio lavoro e a chiedere a me stesso quale fosse la natura del mio impegno. Non volevo raccontare la storia della metropolitana o dei giardini di Parigi, o delle megalopoli all’interno delle quali si sentono in maniera forte le differenze sociali, etniche, culturali ed economiche: facevo una vera e propria inchiesta su che cosa fosse un etnologo.

Cosa la angustiava? Forse il fatto che mi sembrava quasi di vivere in un eterno movimento, e sentivo la terra molto piccola. Posso dire che ho cominciato a lavorare alla fine della colonizzazione e oggi mi ritrovo in piena globalizzazione. Come è stata la sua esperienza in Africa? Intensa, mi ha lasciato un segno profondo. Nell’Africa occidentale, e in particolare Costa d’Avorio e Togo, ho imparato moltissimo sul sistema africano, dove alcune cose non sono considerate contraddittorie come invece facciamo noi.

Qualche esempio? La morte rispetto alla vita, l’uomo rispetto agli dei. Esiste una sorta di filiazione fra questi diversi aspetti. Se volessimo trarne una lezione più filosofica, direi: il grande sforzo di queste popolazioni a non vedere le contraddizioni tra la vita e la morte credo sia la miglior lezione di vita che possiamo apprendere.

Quali sono i «non luoghi» specifici del nostro tempo? I «non luoghi» sono gli spazi di consumo del mondo, dove le relazioni sociali non sono eventi. Non voglio categorizzare e mettere tutti gli elementi positivi nel luogo e tutti gli elementi negativi nel «non luogo», ma nel luogo, ad esempio, sovente non si accoglie l’altro. Questa è l’origine delle violenze in Africa, dove l’africano è già migrante nella sua terra, e ciò si riallaccia al concetto del luogo rifiutato, che è anche uno sradicamento dall’Africa.

A cosa si riferisce? Mi riferisco alla solitudine che può essere in vari tipi di spazio. Pensiamo a un supermercato in cui c’è molta gente, ma ognuno circola per conto proprio. O un viaggio in aereo o in treno, dove si viaggia accanto a persone che non si conoscono. Ma c’è anche lo spazio della comunicazione, la tv e Internet. Con al tv la relazione è stata sostituita dall’immagine. Così è Internet. Le amicizie nate attraverso un network che cosa ci possono dare? Questa è solitudine condivisa.

Straniero a me stesso, se non è un’autobiografia, che cos’è? Potremmo definirla un’autobiografia intellettuale. Un tipo di solitudine o un non luogo, la posizione di chi osserva e scrive, che è quella di un intermediario, come gli dei di Omero, che dall’Olimpo parteggiavano per gli eroi dell’«Iliade».

Pubblicato in Rassegna stampa
Martedì, 24 Maggio 2011 05:08

L' illusione di manipolare il corpo

Lo sforzo ridicolo di cancellare i segni del tempo. Trascurando lo spirito Eterno ritorno Un incessante richiamo all' ordine ciclico degli eventi ci ricorda che tutto ricomincia che nulla è davvero definitivo
Pubblicato in Rassegna stampa
Giovedì, 12 Maggio 2011 19:13

Marc Augé

Già directeur d’études presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, di cui è stato a lungo Presidente, Marc Augé, tra i maggiori africanisti dei nostri tempi, è diventato negli ultimi vent’anni una figura di riferimento anche per un’antropologia della tarda modernità. Etnologo di fama mondiale ha elaborato un’antropologia della pluralità dei mondi contemporanei attenta alla dimensione rituale del quotidiano e della modernità. Ha inoltre focalizzato la sua attenzione su una serie di esperienze contemporanee che attraversano la progettazione urbanistica, le forme dell’arte contemporanea e l’espressione letteraria.

Tra le sue opere tradotte di recente: Disneyland e altri nonluoghi, Bollati Boringhieri, Torino 1999; Il senso degli altri. Attualità dell’antropologia, Bollati Boringhieri, Torino 2000; Il dio oggetto, a cura di N.Gasbarro, Meltemi, Roma 2002; Diario di guerra, Bollati Boringhieri, Torino 2002; Rovine e macerie, Bollati Boringhieri,Torino 2004; Perché viviamo?, Meltemi, Roma 2004; Tra i confini. Città, luoghi, interazioni, Mondadori Bruno, Milano 2007; Il mestiere dell’antropologo, Bollati Boringhieri, Torino 2007; Casablanca, Bollati Boringhieri, Torino 2008; Genio del paganesimo, Bollati Boringhieri, Torino 2008; Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità, Eleuthera Milano 2009; Il bello della bicicletta, Bollati Boringhieri, Torino 2009; Il metrò rivisitato, Raffaello Cortina, Milano 2009; Che fine ha fatto il futuro?Dai non luoghi al nontempo, Eleuthera, Milano 2009; Per un’antropologia della mobilità, Jaca Book, Milano 2010; Un etnologo nel metrò, Eleuthera, Milano 2010; Ville e tenute. Etnologia della casa di campagna, Eleuthera, Milano 2011; Straniero a me stesso. Tutte le mie vite di etnologo, Bollati Boringhieri, Torino 2011; La felicità ha un luogo?, tr. it e cura di F. Nodari, Massetti Rodella Editori, Roccafranca (Bs) 2011; Diario di un senza fissa dimora. Etnofiction, Raffaello Cortina, Milano 2011; La guerra dei sogni. Esercizi di etno-fiction, Eleuthera, Milano 2012; Futuro, Bollati Boringhieri, Torino 2012; Per strada e fuori rotta. Diario settembre 2008-giugno 2009, Bollati Boringhieri, Torino 2012; Degno, indegno, tr. it. e cura di F. Nodari, Massetti-Rodella Editori, Roccafranca (Bs) 2012; L’uno e l’altro, gli uni e gli altri, tr. it., intr. e cura di F. Nodari, Massetti Rodella, Roccafranca 2013; Le nuove paure. Che cosa temiamo oggi? tr. it. di C. Tartarini, Bollati Boringhieri, Torino 2014; Fiducia in sé, fiducia nell’altro, fiducia nel futuro, tr. it. e cura di F. Nodari, Massetti Rodella, Roccafranca 2014; L’antropologo e il mondo globale, tr. it. di L. Odello, Raffaello Cortina, Milano 2014; Il tempo senza età. La vecchiaia non esiste, tr. it. di D. Damiani, Raffaello Cortina, Milano 2014. Marc Augé è, inoltre, membro del Comitato Scientifico del Consorzio per il Festivalfilosofia di Modena.

Pubblicato in I FILOSOFI
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