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Giovedì, 21 Gennaio 2010 01:00

«Il destino? Dipende da noi»

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ORZINUOVI.: È stato presentato nella Rocca il secondo volume dei «Filosofilungol’Oglio»
Salvatore Natoli sottolinea come si possa far fronte agli eventi solo potenziando le virtù.

È dedicato al destino il secondo volume della collana che raccogliegli interventi dei relatori al festival «Filosofi lungo l'Oglio», curato da Francesca Nodari, e presentato alla Rocca di Orzinuovi da Salvatore Natoli che della rassegna è un po' il padrino. Edito da La Compagnia della Stampa (costo 12 euro), il pregevole volume raccoglie gli interventi, oltre che di Natoli, anchedel teologo Vito Mancuso, di Maria RitaParsi, Sergio Givone e AldoMagris.

Natoli, sollecitato dalle domande di Ilario Bertoletti, ha ripercorso con la consueta lucidità l'itinerario storico del concetto di destino. «Il destino è unmodo di razionalizzare il caso - ha detto -, perché è più tranquillizzante essere esposti a un destino che al caso ». Richiamando la vicenda di Edipo, Natoli ha spiegato che «non si diventa padroni del proprio destino quando lo si vuole fuggire».

Nella concezione biblica, centrale, a detta del filosofo, è la categoria di libertà, che chiama in causa Dio e l'uomo, legati da un patto di alleanza.«In questa prospettiva l'uomo si gioca il suo destino sulla base della fedeltà o menoall'Alleanza». Nella modernità l'uomo riscopre il suoesserepartedella natura e cerca di emanciparsi dalla necessità e dal destino con la tecnica e la politica, in unaprospettivanonpiùindividualistica ma comunitaria. «Oggi-ha concluso Natoli-abbiamo anche la responsabilità dell'imponderabile, di ciò che avremmo potuto prevedere e non abbiamo previsto».Ed ha ribadito la sua idea di «etica del finito», che non intende tantosuggerire una limitazione dell'umano, bensì una sua rivalutazione nel recupero delle virtù e nel liberare il più possibile quella potenza che ciascuno di noi è.

«La libertà- ha detto Natoli - nasce dalla consapevolezza del vincolo. Adattarsi, in questo caso, non vuol dire rassegnarsi, ma trovare la propriaposizione giusta in un contesto in cui tu hai la potenza di introdurre variazioni, perché se tu capisci che in que lcontesto puoi fare qualcosa, puoi introdurre un cambiamento e sai che è in tuo potere, allora lo fai». Far fronte al destino significa attivare le potenzialità «perché le virtù non sono qualità: sono disposizioni che si irrobustiscono attraverso l'esercizio».

fF.LAR. - Bresciaoggi


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