Mercoledì, 03 Agosto 2022 16:41

Grande successo della 17esima edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio “Osare” è la parola chiave del 2023

Scritto da Ufficio Stampa
il Festival a Orzinuovi il Festival a Orzinuovi
“È stata un’edizione che ha guardato al futuro, oltre la pandemia”

È stato un percorso lungo e punteggiato, appassionato e articolato con segnali di futuro accompagnato da migliaia di personedal vivo che ha interessato un intero territorio, lungo il fiume Oglio nelle province di Brescia, Bergamo e Cremona, in 22 municipalità per 28 appuntamenti dal 10 giugno al 31 luglio, con emeriti pensatori e filosofi del nostro tempo. Sono alcuni dei numeri del grande successo della XVII edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio, la maratona del pensiero organizzata dall’omonima Fondazione, presieduta dalla filosofa Francesca Nodari che ha spiegato come «il Festival si conclude con una viva soddisfazione per l’intensità delle lectiones, la grande capacità comunicativa dei relatori, il crescente flusso di pubblico nonostante le temperature roventi e la ripartenza dei contagi. Il Festival non si è mai fermato, neppure nell’annus horribilis della pandemia, e si conferma come una manifestazione che è sempre più attesa e apprezzata nella sua vocazione nomade. Elemento questo che ne segna l’unicità».

Il grande successo di pubblico reale – anche grazie alla nuova sezione Filosofi a Tavola che ha suscitato attenzione e curiosità - si affianca a quello virtuale: sulla pagina Facebook sono stati raggiunti 43.101 utenti (con una media giornaliera di visite di 2606 utenti) e su Instagram 18.193 utenti con una media giornaliera di 1644 interazioni.

A caratterizzare l’inizio del Festival la scomparsa di Bernhard Casper, eminente filosofo delle religioni di Freiburg i. B. ospite della manifestazione più volte negli anni – membro del comitato scientifico del Festival, cittadino onorario di Travagliato (Brescia) e Maestro di Francesca Nodari che ha omaggiato durante il Festival nel “ricordo dei suoi insegnamenti” e dedicandoGli la sua lectio: Disdire l’io.  Il programma della manifestazione ha declinato il tema “Dire io” partendo da Enzo Bianchi – una delle voci più acute dell’esperienza ascetica contemporanea – e ha chiuso il Festival con l’intervento di Maria Rita Parsi, psicoterapeuta e attuale componente dell'Osservatorio Nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza. Come un treno nel tempoil Festival ha attraversato territori e confini con un programma di altissima qualità con Ivano Dionigi, finissimo filologo; Massimo Cacciari, uno dei più originali pensatori viventi; Haim Baharier, il maggiore talmudista d’Europa; Francesco Miano, ordinario di filosofia morale presso l’Università Federico II di Napoli; Stefano Zamagni, uno dei maggiori economisti contemporanei in materia di economia sociale; Ludwig Monti, biblista; Duccio Demetrio, pedagogista e docente di metodologia e ricerca autobiografica; il noto filologo e classicista Maurizio Bettini; il monaco Lino Breda; il celebre sociologo e presidente dell'istituto Demos&Pi, Ilvo Diamanti; l’insigne filosofo e psicanalista Umberto Galimberti; Massimiliano Valerii, direttore del Censis; Roberto Celada Ballanti, professore di filosofia delle religioni all’Università di Genova; il noto teologo Monsignor Pierangelo Sequeri, fondatore e vicepresidente di Esagramma e con il grecista Giovanni Ghiselli. Folta la presenza femminile: da Donatella Di Cesare, ordinaria di Filosofia teoretica all’Università di Roma La Sapienza a Francesca Rigotti, elegante saggista, già docente di Dottrine Politiche nell'università di Göttingen, Princeton e Lugano a cui è andata l’undicesima edizione del Premio Internazionale di Filosofia “Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente” da Francesca Nodari, filosofa morale e saggista fino a Michela Marzano scrittrice e oggi professoressa ordinaria all’Université Paris V René Descartes. Da segnalare, tra gli altri, l’evento speciale “In piedi davanti a una donna” che ha riscosso grandissimo successo, con Maria Rita Parsi (in collegamento video), il Prefetto di Brescia S.E. Maria Rosa Laganà, la Consigliera di Parità di Regione Lombardia Anna Maria Gandolfi, la giornalista Maria Luisa Villa ed Elisabetta Canevini, giudice del Tribunale di Milano specializzata nei reati relativi alla violenza di genere e di prossimità. E poi si sono aggiunti, novità assoluta di quest’anno, gli ospiti della sezione “Filosofi a tavola” con la chef Francesca Marsetti, i filosofi Francesca Rigotti, Flavia Monceri, Paolo Gomarasca, Massimo Donà e gli attori Antonio Palazzo, Lavinia Cipriani, Alessandro Mor, Emanuela Sabatelli.

Da segnalare, inoltre, la premiazione della seconda edizione del contest artistico realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brescia Santa Giulia, rivolto a studenti, alunni e docenti: ad aggiudicarsi il premio della giuria è stata Anna Cancarini con l’opera Electio e la menzione speciale del pubblico è andata a Anais Sferrazza con l’opera Ansia.

«Il Festival – ha spiegato il direttore scientifico, Francesca Nodari- ci ha regalato grandi emozioni nel suo ritmo incalzante e nel suo itinerario senza sosta che ha toccato tre capoluoghi di provincia, 22 municipalità, centinaia di uomini e donne desiderosi di tornare a far di comunità stringendosi, di volta in volta, attorno al Maestro all’insegna di uno di grandi interrogativi del nostro: “Chi è io?” Incalzato, a sua volta, da una massima dei Pirqè Avot: «Se non sono io per me, chi è per me? E quand’anche io fossi per me, cosa sono io? E se non ora, quando?». Un inanellarsi di riflessioni che hanno analizzato con curala portata dell’individualismo, dai suoi albori e con le sue conquiste alla sua deformazione in egolatria, iolatria, tracontanza, per arrivare addirittura ad una sorta di salto d’epoca ove imperversa l’era del singolo. Locuzione che è anche il titolo del volume che ha visto Francesca Rigotti assegnataria della XI edizione del Premio Internazionale di Filosofia/ Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente. O ancora, per giungere al grande inganno cui è sottoposto il soggetto contemporaneo, il quale si crede libero ma è semplicemente assediato dagli infomi: ovvero in agenti che elaborano informazioni, come scrive Byung-Chul-Han in Le non-cose (Einaudi 2022); si crede in relazione, ma è solo: sperimenta nuove paure, vive nell’incertezza, abita non-luoghi. Secondo il rapporto Freedom in the World, realizzato con cadenza annuale da Freedom House, una organizzazione non governativa con sede a Washington – solo il 20 per cento della popolazione del pianeta è libera. “A cosa serve la libertà”, si è chiesto Massimiliano Valerii, direttore del Censis se, per giunta, crescita economica e miglioramento delle condizioni sociali non sono necessariamente correlati a una maggiore libertà? Questo dubbio – scrive Valerii in Le ciliege di Hegel (Ponte alle Grazie 2022) – è il virus con cui le democrazie occidentali si logoreranno nei prossimi anni. Perché può mandare in pezzi la nostra granitica convinzione che il progresso sociale dei popoli sia indissociabile dal parallelo progresso della libertà”. Nell’ipertrofia del proprio sé, il soggetto contemporaneo è connotato da un incedere retrotopico in balia di una cosmotecnologia disorientante e totalizzante. Abita in una nuova Città “forse chiamata Città dei solitari – ammonisce Bauman – in Il male liquido (con L. Donskins, Laterza 2022) – esseri affrancati da legami interumani ormai svaniti, appassiti, revocabili e cancellabili; creature avvolte nel proprio bozzolo, ripiegate sulla cura di sé e sul proprio egoismo […] Quella Città dei solitari ha sì ‘liquefatto’ il male solido, […] ma non ha tolto nulla del fiele e del veleno che conteneva”. E ancora “la ‘liquefazione’ del male – la sua deregolamentazione, disseminazione, privatizzazione – ha impresso il proprio marchio su tutte le varianti del male e su tutte le categorie di misfatti, rendendo al tempo stesso più difficile resistere al male e più facile partecipare attivamente alla sua riproduzione”. Di qui ne viene una sorta di paralisi del sé che impedisce all’io sono di carne e di sangue di iniziare-qualcosa-con-se stesso. Cristallizzato com’è nella sua smania egolatrica, questi impedisce al tempo stesso di accadere come se il tempo e l’Altro fossero relegati nel passato e come se il futuro, assoggettato all’essere, fosse percepito come una minaccia.  Non lasciando che sia il tempo stesso ad accadere, il futuro si fa simile ad una nebulosa. Ad esso manca la sua connotazione di avvenire così come al Moi il suo volgersi all’accusativo, la sua condizione o in-condizione di ostaggio, di unico e di eletto».

OSARE È LA PAROLA CHIAVE DELLA XVIII EDIZIONE

Mentre si è appena calato il sipario dell’edizione 2022, già si ragiona e ci si mette al lavoro per la XVIII edizione della Kermesse, che segna il passaggio, per così dire, all’età adulta di una manifestazione amata e in costante crescita. Un giro di boa che coincide con Brescia e Bergamo Capitali italiana della Cultura, appuntamento di grande rilievo e con un cartellone che si preannuncia ricchissimo. Di valore sarà il contributo che la maratona del pensiero saprà offrire a questo evento di grande portata.

«Ora – ha spiegato Nodari anticipando la parola chiave del 2023 - sulla scorta delle originali e feconde piste d’indagine e di approfondimento proposte nel corso del Festival emerge, come una sorta di fil rouge, quasi fosse una “voce di silenzio sottile” il rinvio, per così dire, ad una sorta di imperativo che farà da architrave all’edizione 2023 del Festival: osare. Osare divenire adulti sulla scorta di quell’attualissimo monito kantiano: “Sàpere aude Osa, abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!” (Risposta alla domanda che cos’è l’illuminismo?1784), osare pensare con la propria testa, osare servirsi di un linguaggio parresiaco e che pratichi un’ecologia della parola, osare assumersi i rischi per un obiettivo che ci si è prefissi, osare dire sì-dire no dotandosi di un proprio bagaglio critico, osare opporsi alla pratica molto usata del brainwashing quotidiano, osare adoperarsi per combattere disuguaglianze e il perpetuarsi di pratiche di vessazione e di oltraggio dei più deboli, osare battersi per la libertà e per onorare la parola data. E ancora, in quanto esseri cogitanti e parlanti, osare credere, avere fiducia, sperare. Osare esserci, anche quando costa, anche quando la convenienza imporrebbe il contrario, anche quando tutto sembrerebbe perduto, osare mettersi in gioco: perseverare, direbbero i Greci. Osare accettare la nostra fragilità costitutiva in una società palliativa dedita all’algofobia e all’happycrazia in una sorta, per riprendere una bella espressione di Han, di “coazione alla felicità”. Osare amare contrastando l’egoismo, il torna conto personale, la pratica di ciò che Sequeri chiama il monoteismo del sé. Osare amare rifiutando il buonismo di certe anime belle uscendo dalla letargia di una paura che tutto ammanta ed immobilizza, dalla solitudine e dall’isolamento che generano il calo dell’empatia e della solidarietà. Osare, nello slancio di lunghi pensieri, guardare più in là per tornare a sperare, sul serio, nell’avvenire. Sarà proprio a partire dagli innumerevoli spunti cui si è solo accennato, che saranno chiamati a riflettere i maggiori pensatori contemporanei, nella convinzione che osare costituisca una delle imperdibili chance del nostro tempo».



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