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Mercoledì, 20 Gennaio 2010 01:00

I filosofi lasciano Odissea

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La notizia è stata ufficializzata lunedì sera durante la presentazione di Destino. ORZINUOVI — ‘Filosofi lungo l’Oglio’ si separa da Odissea. La notizia è stata ufficializzata lunedì sera nella sala Belvedere della rocca San Giorgio durante la serata culturale per la presentazione del volumetto ‘Destino’, curato da Francesca Nodari, che riassume il tour filosofico 2009. Cinque tappe interessanti nella bassa con studiosi, straordinari interpreti del pensiero, del calibro di Vito Mancuso, Maria Rita Parsi, Salvatore Natoli, Sergio Givone ed Aldo Magris, edito dalla Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori. E’ stata Nodari a darne notizia anticipando che il tema centrale della quinta edizione dei ‘Filosofi lungo l’Oglio’ sarà il corpo declinato nelle varie interpretazioni. Gli incontri passeranno da 5 a 9 coinvolgendo nuove realtà del territorio. «La filosofia dice Nodari — fa incontrare gli estremi che poi diventano amici». Splendida l’immagine dell’auditorium della Filanda Meroni di Soncino in occasione della serata con Maria Rita Parsi. Nella presentazione dell’altra sera, l’assessore alla Cultura Paola Cominotti ha ringraziato la dottoressa Nodari a nome dell’amministrazione comunale di Orzinuovi per la possibilità di riflessione offerta al pubblico, ai presenti, su un tema di grande suggestione come quello del destino. La presenza del professor Salvatore Natoli, docente di Filosofia Teoretica alla Bicocca di Milano, ha consentito ai presenti di fare un tuffo fantastico nei vari ‘mondi’ del destino. L’argomento è stato stimolato dalle domandedi Ilario Bertoletti, direttore della casa editrice Morcelliana: «Ci sono diverse interpretazioni del destino, con significati diversi anche opposti. Cos’è il destino nella tradizione greca? ». «L’interfaccia del destino —è la risposta di Natoli—è il caso, dove ciò che per noi non è spiegabile risponde al destino. Una forma di razionalizzazione: più tranquillizzante essere esposti al destino che ad una situazione estemporanea. Di fronte agli eventi che non fossero insensati si è di fronte al destino. Il legameè la coerenza: il destino è particolare secondo la potenza perché l’uomo di fronte al destino è impotente. Se c’è un mandante c’è una coerenza. Noi pensiamo al destino in quello che verrà. C’è una intelligenza di quel che sarà. Non è così per il classici greci dove il peso del passato condizionava il futuro». Alla serata erano presenti alcuni amministratori locali dell'hinterland. Tra questi il sindaco di Soncino Francesco Pedretti con l'assessore alla Cultura Fabio Fabemoli e lo storico Ermete Rossi. Una presenza significativa che evidenzia l'interscambio, la collaborazione tra le amministrazioni comunali della Bassa bresciana con il Soncinasco. Anche il sindaco orceano Andrea Ratti la scorsa settimana aveva preso parte ad una serata culturale tenutasi a Soncino. 20 gennaio 2010 - La Provincia - Gianluigi Colombi
Oggi, mercoledì, alle 20.45, nel Salone Bevilacqua della Pace (in via Pace 10, in città; si parcheggia entrando da Contrada del Carmine - via Marsala - Vicolo delle Vidazze), è in programma l’atteso incontro intitolato: «Quale dialogo tra le religioni?», promosso dalla Ccdc (Cooperativa cattolico-democratica di cultura) in collaborazione con l’Ufficio Pastorale per l’Ecumenismo e i Padri della Pace. Relatore d’eccezione sarà Bernhard Casper, professore emerito all’Università di Friburgo. Per l’occasione lo abbiamo incontrato. Ricordo della prima volta a Brescia La conversazione prende avvio da una serie di ricordi importanti: la prima volta che venne a Brescia con il maestro Welte nel 1961, per visitare «i tesori paleocristiani di San Salvatore», poi i grandi incontri: il seminario e il corso di logica con Heidegger, l’amicizia profonda con Lévinas, che gli dedicherà uno dei suoi ultimi testi, «Nell’ora delle Nazioni», con queste parole: «Al professor Bernhard Casper, teologo e filosofo, amico dal cuore grande e dall’alto pensiero ». Dopo tali premesse, una domanda sembra d’obbligo: secondo il più autorevole esperto del pensiero dialogico, che cosa si deve intendere, oggi, per dialogo?, chiediamo al prof. Casper. «Inizierei con il precisare - risponde - che una buona teologia ha sempre bisogno di due occhi: l’uno sistematico, l’altro storico, e che la fede cristiana necessita sempre di una esplicazione "ragionevole". La filosofia classica e l’elaborazione del pensiero dei padri medievali si sono, da subito, poste il grande interrogativo: «che cosa è l’essere assoluto?», collocandosi in quell’orizzonte dell’essere che impone all’uomo di porsi sempre questa domanda. Questa metafisica è divenuta, pertanto, il mezzo per esplicitare l’atto della fede nella grande epoca che da Aristotele e Platone giunge aHegel. Poi con l’empirismo e con la teorizzazione di una scienza che rende l’uomo signore e padrone della natura si è cominciato a pensare la realtà more geometrico, con conseguenze tuttora ben visibili». Del progresso scientifico «Se non si può negare - prosegue il filosofo - che il progresso scientifico abbia condotto a risultati importanti, essi proprio perché esposti nella forma di evidenze atemporalmente valide, non dicono, tuttavia, cosa si debba realmente fare, ponendo il soggetto nella difficoltà di scegliere tra possibilità meramente formali. Per uscire da una tale aporia, che determina l’attuale disorientamento dell’uomo, si deve ricorrere a quella fenomenologia del linguaggio che ebbe la sua svolta decisiva già nell’800 per arrivare, con Humboldt, alla constatazione che per parlare si ha bisogno di due persone». Fenomenologia del linguaggio «Se si vuole, davvero, capire il linguaggio - prosegue il professore emerito dell’Università di Friburgo - lo si deve intendere «nel suo realissimo essere parlato». Condizione che implica l’incontro con l’Altro che, come me, è mortale e finito. Questo coincide con l’intuizione di Kant che conferisce, nell’economia della razionalità umana, il primato alla pura ragione pratica. Nella II formulazione dell’imperativo categorico si trova il fondamento dell’umanità. E il linguaggio stesso - sottolinea il grande filosofo - si mostra come umanità, a condizione che non degeneri nella strumentalizzazione dell’altro o in un tentativo di limitarsi a parlare soltanto con sé,…
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