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Dopo la relazione magistrale e vibrante d’umanità di Rav Giuseppe Laras – una testimonianza per la quale gli siamo grati e che custodiremo come un dono – prosegue la rassegna sulla Shoà, promossa e organizzata dall’Associazione culturale Filosofi lungo l’Oglio. Giovedì 2 febbraio – alle ore 20.45, presso il centro culturale Aldo Moro, sito in via Palestro 17, a Orzinuovi (Bs ) – toccherà ad Amos Luzzatto interrogarsi su che cosa è stato. Medico, scienziato, biblista, Luzzatto parlerà de La vanità della memoria. Modererà l’incontro l’inviato speciale del Giornale di Brescia, Tonino Zana. «Si avverte – ha dichiarato il Direttore scientifico, Francesca Nodari – una palpabile attesa per la lectio magistralis di Amos Luzzatto. Definito da Giorgio Gomel: “l’ultimo uomo del Rinascimento” e da Paolo De Benedetti, “il Maimonide d’Italia”, Luzzatto, nipote del grande ebraista Dante Lattes, rappresenta un unicum nel panorama dell’ebraismo italiano e non solo, per il suo spaziare dalla scienza all’esegesi, dall’ermeneutica dei testi alla scrittura di romanzi, senza dimenticare quell’arte di narrare, anche di sé – si pensi solo a Conta e racconta – che lo rendono una figura poliedrica e completa. Lo studioso si soffermerà sul labile confine che intercorre tra memoria e ricordo, sulle loro analogie e differenze, sul rischio sempre possibile dell’oblio nonché sul ruolo principe che gioca la volontà nell’amministrare la memoria, ossia ciò che Agostino nelle Confessioni definiva mirabilmente “il ventre della mente”». Chi è Amos Luzzatto Amos Luzzatto, medico, scienziato e biblista, nipote di Dante Lattes, già presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e già direttore della «Rassegna mensile di Israele», è Presidente della Comunità ebraica di Venezia e autore di innumerevoli saggi sulla storia dell’ebraismo italiano, sull’identità e sull’ermeneutica ebraica. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Il libro di Giobbe, Feltrinelli, Milano 1991; Una lettura ebraica del Cantico dei Cantici, Giuntina, Firenze 1997; Leggere il Midrash. Le interpretazioni ebraiche della Bibbia, Morcelliana, Brescia 1999, Il posto degli ebrei, Einaudi, Torino 2003; Amos Luzzatto. Una vita tra ebraismo, scienza e politica, a cura di M. Giuliani, Morcelliana, Brescia 2003; La leggenda di Concobello Mursia, Milano 2006; A proposito di laicità. Dal punto di vista ebraico, a cura di F. Nodari Effatà Editrice, Cantalupa, Torino 2008; Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra, Mursia, Milano 2008; Ramchal. Pensiero ebraico e kabbalah tra Padova ed Eretz Israel, (con A. Viterbo, G. Laras), Esedra, Padova 2010; Hermann. Un ebreo tedesco nella Roma del dopoguerra, Marsilio, Venezia 2010; Chi era Qohelet? Postfazione di S. Natoli, Morcelliana, Brescia 2011.
Dopo l'imponente e penetrante lezione di David Bidussa a Villachiara sull'Era della postmemoria, prosegue in una sorta di non-stop il ciclo sulla Shoà: Fare memoria. Che cosa è stato? Organizzato dall'Associazione culturale Filosofi lungo l'Oglio. Giovedì 26 gennaio, a partire dalle ore 20.45 presso il Teatro Comunale sito in via Vittorio Emanuele II a Travagliato (Bs), ospite d'eccezione sarà Rav Giuseppe Laras, già Presidente dell'Assemblea dei Rabbini d'Italia nonché Presidente del Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia e della Fondazione Maimonide di Milano. “E' con grande onore ed emozione – ha dichiarato il direttore scientifico Francesca Nodari – che ci apprestiamo ad accogliere un grande Maestro, una guida, un infaticabile tessitore del dialogo ebraico-cristiano. Questo ciclo tocca con la lectio magistralis di Giuseppe Laras su Il comandamento della memoria uno dei suoi punti più alti. A poche ore dallo scoccare del 27 gennaio, avremo il privilegio di sentire dalla viva voce di Rav Laras riflessioni che si mescolano anche a ricordi ed esperienze strettamente personali: l'uomo di fede e l'uomo nella sua più profonda umanità costituiscono un tutt'uno in questa figura che contribuirà tra le altre cose, a conferire una solennità piena di senso a questa data. Una ricorrenza che ci obbliga moralmente a riflettere, approfondire, scandagliare senza sosta e senza tregua che cosa è stato?. Una sorta di trascrizione incarnata di quel 614° precetto cui fa riferimento Emile Fackenheim: “Sopravvivere per non dare una vittoria postuma a Hitler”. Chi è Rav Giuseppe Laras Studioso di filosofia medievale, professore universitario, conferenziere e scrittore di fama internazionale. È stato rabbino capo prima ad Ancona, quindi a Livorno e a Milano, dove ha retto la cattedra per oltre venticinque anni. Già docente di Storia del pensiero ebraico all’Università Statale di Milano, Rav Laras è presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, presidente del tribunale rabbinico dell’Alta Italia e presidente della Fondazione Maimonide di Milano che intende favorire la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale ebraico, sviluppandone la conoscenza sotto il profilo religioso, storico, filosofico, archeologico e bibliografico attraverso approfondimenti e proposte capaci di orientare la società civile in senso etico. Tra le sue numerose opere: Storia della filosofia ebraica. Il problema della giustizia divina nella tradizione biblica, talmudica e medievale, Cuem, Milano 1998; Scienza e provvidenza di Dio nel pensiero di Maimonide e Gersonide, Cuem, Milano 1999; Le dispute giudaico-cristiane nel medioevo, Cuem, Milano 2000; Immortalità e resurrezione nel pensiero ebraico medievale, Cuem, Milano 2001; Il libro di Qohelet, Cuem, Milano 2002; Il problema della teodicea. La Shoah tra teologia ed etica, Cuem, Milano 2003; La mistica ebraica e il pensiero cabbalistico dello Zohar, Cuem, Milano 2004; Storia del pensiero ebraico nell’età antica, Giuntina, Firenze 2006; La natura del pensiero ebraico. L’origine del mondo e i concetti di spazio e di tempo, Cuem, Milano 2006; Meglio in due che da soli, Garzanti, Milano 2009; Maimonide. Un percorso verso il benessere ( con M. Tedeschi ), Cuem, Milano 2010; Onora il padre e la madre ( con C. Saraceno ), Il Mulino, Bologna 2010.
«Noi non crediamo alla più ovvia e facile deduzione: che l’uomo sia fondamentalmente brutale, egoista e stolto come si comporta quando ogni sovrastruttura civile sia tolta […] Ci pare invece degno di attenzione questo fatto: viene in luce che esistono fra gli uomini due categorie particolarmente ben distinte: i salvati e i sommersi. Altre coppie (i buoni e i cattivi, i savi e gli stolti, i vili e i coraggiosi, i disgraziati e i fortunati) sono assai meno nette, sembrano meno congenite, e soprattutto ammettono gradazioni intermedie più numerose e complesse». P. Levi, Se questo è un uomo
Prenderà il via giovedì 12 gennaio, a partire dalle ore 20.45 – presso il teatro dell’Oratorio Pio XI, sito in via Gatti, 28 a Castrezzato (Bs) – la prima edizione del ciclo: Fare memoria: che cosa è stato?
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